2025-03-21 "La Storia e la Fogna" - Querce News

  

Tricase Porto tra dimenticanze, abusi e confusione

Il focus che abbiamo aperto su Tricase Porto merita ulteriori approfondimenti e, forse, ripensamenti collettivi. Facciamo delle premesse. Con appena 2500 metri di distanza dalla piazza principale fino al Canale del Rio, qualsiasi paese sarebbe oggi un paese sul mare. Invece Tricase, decenni fa, scelse altre politiche urbanistiche. Questa considerazione include una serie di vicende speculative, di visioni medievali, di politiche ignoranti, di economie provvisorie, di appropriazioni indebite. Questo mix decennale ha prodotto la situazione attuale, la cui componente principale appare la confusione. 

Breve riepilogo su una domanda che tutti si pongono: perché Tricase non ha rivolto la sua espansione verso il mare? Per due o tre motivi che oggi appaiono risibili: uno, i Pisanelli e qualche altro politico dell’epoca avevano delle buone coltivazioni (affidate a mezzadri) sulla strada per il porto che loro consideravano marginale, non interessante per il turismo e poco attrattivo, dato il minuscolo approdo che era. Quindi, durante il lor regno politico, preferirono indirizzare le nuove costruzioni, dal dopoguerra fino agli anni 90, verso tutt’altre direttrici, alcune alquanto discutibili, senza peraltro andare neanche verso una specie di unificazione con Depressa e Lucugnano.  Poi nel 1952 fu pensato (realizzato nel 1956) il depuratore, posizionandolo proprio al centro tra le due strade del Porto e della Serra, un modo per deturpare al contempo parte delle campagne più belle del territorio e una delle più suggestive insenature del nostro litorale, il Canale del Rio. Poi ancora nel 1977 si realizzò la circonvallazione, detta Cosimina, che pur avendo oggi i suoi effetti positivi sul traffico cittadino, non fu immaginata come integrata nel tessuto viario di collegamento con le marine ma come ulteriore cesura tra le due unità, come se Tricase dovesse essere sempre più distante dal suo stesso mare.  Sulle qualità e capacità di amministratore del buon Codacci Pisanelli ho sempre espresso seri dubbi, al di là delle varie santificazioni post mortem, classiche in una nazione dalla memoria sempre più corta. Purtroppo le ricostruzioni storiche di questo Paese sono sempre distorte e manipolate, al fine di giustificare il presente.

Dopo la costruzione della Cosimina sembrava una partita ormai chiusa e in parte lo è stata. Però  dall’inedificabilità assoluta, sancita da depuratore, strada provinciale e piano di fabbricazione, si è passati a continue deroghe urbanistiche, tanto da permettere lungo le due strade verso le marine, stazioni di servizio e depositi di carburante, negozi e discoteche, centri estetici e chiesette, ma soprattutto una miriade di case e villette (di campagna), autorizzate chissà come, certamente con i mille rivoli della burocrazia tecnica, sempre pronta a trovare escamotage sulle disposizioni poco chiare.  Questi insediamenti sono stati creati in modo disordinato, quasi disegno preordinato per impedire una loro futura integrazione al tessuto urbano.

Allo stesso modo a Tricase Porto sono nate tante case sul lato destro della strada, quello che dà sul mare, dove teoricamente dal 1985, con l’introduzione della legge Galasso, non si potrebbe costruire se non oltre i 300 mt dal mare. Però dopo il 1985 sono intervenuti parecchi condoni e tutto l’abusivismo (o quasi) è stato sanato. Quale ulteriore insulto al bene collettivo, queste costruzioni, oltre ad essere abusive, nel tempo si sono recintate così bene da impedire a chiunque di raggiungere la battigia che era e rimane un bene demaniale. Inoltre, ad ulteriore carico della collettività, molte di queste case non hanno l’allaccio alla fognatura per cui è presumibile che molte “acque sporche” finiscano in falda e poi in mare. Subito dopo il porto, andando verso Castro, invece le costruzioni sono nate sul lato sinistro, salvando almeno in parte l’uso della costa, ma con un difetto ancora più evidente: non esite la fogna pubblica. 

Questo della fogna è un problema endemico, in parte figlio dell’abusivismo e in parte della mancata programmazione. Succede così che fino al Camping San Nicola c’è l’acquedotto ma non c’è la fogna. Si dice che la pompa di risalita posizionata di fronte alla Rotonda non sia stata programmata per sostenere tutte le abitazioni del Porto ma solo quelle fino alla zona delle Marcelline. Considerato che tale pompa è stata installata appena una ventina di anni fa, è una scusante perlomeno bizzarra. In ogni caso tutte le abitazioni dal bagno Cassati fino al Camping (forse ex) dovrebbero avere una fossa stagna da svuotare periodicamente. Non ci sono notizie certe, né dati consultabili, ma pare che solo una su cinque sia dotata di tale necessaria fossa. I camion delle ditte private di raccolta liquami eseguono raramente tali incombenze. Da ciò ne consegue che molti rifiuti finiscono in falda o direttamente in mare. I proprietari non sporgono alcuna denuncia, e tutti noi facciamo finta di non sapere, di non vedere. Tranne naturalmente chi esegue le analisi delle nostre acque che puntualmente ne segnala le criticità, allontanando qualsiasi ipotesi di Bandiera Blu o di qualsiasi altro riconoscimento di sostenibilità ambientale.

Nella confusione generalizzata, dopo il Camping San Nicola non vi è ancora alcuna condotta né di acqua né di fogna, ragion per cui in estate si vedono molte autocisterne per trasporto acqua e poche autobotti di prelievo liquami. Le numerose case insistenti fino al confine con Andrano vengono però pulite con detersivi aggressivi, le lavatrici funzionano a pieno regime, le acque del mare profumano di Mastro Lindo.

Tutto ciò che si poteva fare per rendere credibile la nostra relazione con il mare e la natura circostante non è stato fatto: piste ciclabili che colleghino le marine con il centro storico, larghi marciapiedi e sensi unici, parcheggi prima del Rio con servizi navetta, valorizzazione delle specie arboree autoctone, spostamento del depuratore, allaccio acqua e fogna di tutte le case, abbattimenti di opere abusive, trasporto pubblico continuativo, rimboscamento, sensi unici, limiti di velocità stringenti, manutenzione costante delle poche discese al mare, riapertura forzosa dei corridoi demaniali.

Ma soprattutto è mancata la visione d’insieme, la possibilità di programmare una cittadina più vivibile, orientata urbanisticamente verso Porto e Serra. Se invece si voleva proprio questo, questo strappa e toppa, questa confusione generalizzata, questo egoista sentimento di appagamento personalizzato, bisogna riconoscere che come comunità ci siamo riusciti bene.

Querce News, 21 marzo 2025

Alfredo De Giuseppe  

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