AlfredoDeGiuseppe.it
Home
2026- 09 "Il ghiaccio di Quarta" (Racconto completo)
- Dettagli
- Dodici Caffè d'Autore (2026)
Il ghiaccio di Quarta
Affermare con certezza che il caffè Quarta è leader a Lecce e provincia non è un modo di fare pubblicità ad un marchio ma un semplice dato statistico. I salentini, leccesi per lo più, bevono quasi esclusivamente questo caffè prodotto nell’azienda situata nella zona industriale di Lecce-Surbo. In questi ultimi anni forse si sono inseriti nuovi marchi, soprattutto multinazionali che hanno differenziato l’offerta e investito moltissimo in pubblicità, ma per decenni Quarta Caffè rappresentava in provincia di Lecce quasi il cento per cento del consumo casalingo di questa bevanda energetica. Ora si attesta su oltre il settanta per cento del mercato complessivo e per una provincia ormai divenuta turisticamente avanzata non è un dato da sottovalutare.
Le ragioni del successo sono molteplici. Innanzitutto la rete capillare di distribuzione: decine di furgoncini escono ogni mattina dalla fabbrica e si recano con metodica precisione presso bar, negozi e supermercati. La loro formula è la “tentata vendita”, cioè non c’è un ordine precedente ma una cessione immediata, basata sulla richiesta dell’esercente. Fattura immediata e pagamento istantaneo.
C’è anche il fattore prezzo: l’azienda cede a tutti gli esercizi il prodotto con lo stesso listino e sospende immediatamente le forniture se un cliente, fosse pure il più grande dei supermercati, scende sotto il prezzo minimo stabilito dall’azienda. Non si può svendere un marchio. Men che mai si può trovare l’immagine del Caffè Quarta nei tanti volantini promozionali distribuiti ogni giorno dalle varie catene di distribuzione. Una scelta di marketing forse antica ma che nel tempo ha consolidato l’immagine di serietà e costanza.
Leggi tutto: 2026- 09 "Il ghiaccio di Quarta" (Racconto completo)
2026-10-10 "Perplessità generiche e massive (parte Dx)" - il Volantino
- Dettagli
- Articoli 2026
Rimango perplesso di fronte al numero di persone che incontro ogni giorno, nei luoghi più disparati, e che apprezzano e approvano la divisione tra ricchi e poveri. In genere si tratta di persone relativamente povere: non difendono dunque il proprio status, ma un’idea, la speranza della grande rivincita. Forse si immedesimano nei ricchi e si compiacciono della ricchezza altrui, sperando che prima o poi tocchi anche a loro. (Infatti i ceti deboli ormai non protestano, non scendono più in piazza: in Italia si cerca ancora di andare a Uomini e Donne o al più vicino Tabacchi per un veloce Gratta e Vinci).
Io, però, propendo per un’altra spiegazione: i poveri sono da sempre vittime della propaganda e spesso hanno poca familiarità con le questioni sociali e politiche. Del resto, da qualche decennio è in voga l’idea che non si debba demonizzare la ricchezza. I media di proprietà di alcuni super ricchi l’hanno ripetuta tanto da convincere molti poveri a schierarsi come ultras, abbandonando l’aspirazione a una maggiore equità e finendo per avallare qualsiasi forma di ricchezza, sia essa frutto dell’ingegno o della ruberia, dell’innovazione tecnologica o dell’evasione fiscale. Basta affermare cose banali, come l’uguaglianza di partenza per istruzione e sanità per ogni singolo individuo, e subito ti senti rivolgere con disprezzo frasi come “sei proprio un comunista e non capisco perché” dove il connotato comunista sta per idiota o, se va bene, come uno fuori dal tempo.
Leggi tutto: 2026-10-10 "Perplessità generiche e massive (parte Dx)" - il Volantino
2026-10-08 "La censura di Gaetano" - il Volantino
- Dettagli
- Articoli 2026
Gaetano Cortese, salentino del sud, è un onesto operatore musicale, un ragazzo che ha scelto la musica come veicolo della sua esistenza. Suona e canta, compone e incide brani, come tanti, forse dispersi nell’etere e nelle milionate di video presenti sui social di tutto il mondo, ma certamente con passione e con quella onestà artigianale che continua ad essere un valore.
Lui campa suonando e cantando brani di altri – Rino Gaetano su tutti – fa molte serate durante le quali inserisce uno o due suoi brani. Alcuni di questi brani sono andati a comporre nel tempo 3 CD, tutti editi da Radici Music Records, dove lui finalmente può esprimere la sua visione controcorrente, la sua idea di libertà (il primo “Siamo quel che siamo” ha avuto una certa risonanza nel mondo musicale pugliese).
In questi giorni ha inciso un brano dal titolo GIURO, CREDO, NON che ha trovato immediata censura in alcune grandi piattaforme digitali, come Believe e Faiye, che di fatto impediscono l’arrivo della canzone su Spotify.
Leggi tutto: 2026-10-08 "La censura di Gaetano" - il Volantino
2026-08-05 " DODICI CAFFÈ - Messaggio di Fabrizio Licchetta"
- Dettagli
- Dodici Caffè d'Autore (2026)
Ecco una recensione analitica per ciascuno dei 12 racconti (oltre il Prologo) che compongono l'opera, seguita da una recensione generale del volume.
Recensioni dei singoli racconti
1. Prologo: Un caffè indimenticabile – Fabrizio Licchetta
Recensione: Licchetta apre la raccolta con una brillante e ironica meditazione filosofico-esistenziale sulla sacralità del bar. Tra l'epica battaglia quotidiana contro la "ciofeca" e l'inseguimento del caffè perfetto, il testo incornicia con arguzia il rapporto del cliente con i baristi e introduce il lettore all'atmosfera ironica e verace del libro.
2. Un caffè per amico – Francesco Greco
Recensione: Un racconto di toccante empatia e solitudine metropolitana. Ambientato nella periferia romana di Torpignattara, mette in luce l'incontrarsi di un emigrato salentino e un anziano pensionato sfrattato. La tazzina di caffè diventa qui un pretesto di condivisione e conforto dinanzi al logorio dell'esistenza.
3. Il ghiaccio di Quarta – Alfredo De Giuseppe
Recensione: Un gustoso affresco di micro-storia imprenditoriale e costume locale. Attraverso un esilarante dialogo ambientato nel celebre Bar Avio di Lecce tra don Nino Quarta e un rappresentante barese, il racconto celebra con orgoglio salentino la nascita della tradizione del "caffè in ghiaccio" e l'identità del marchio Quarta.
4. Lu cafè – Antonio Coppola
Recensione: Una narrazione nostalgica e commovente legata al tema dell'emigrazione salentina in Svizzera negli anni '60. Il caffè di casa porta con sé il profumo delle origini e il calore della terra natia, diventando l'ancora di salvezza emotiva e l'essenziale conforto nella valigia dei ricordi dei migranti.
5. Il caffè delle Trìsciole – Mauro Ciardo
Recensione: Un ritratto vivido, antropologico e paesano dell'antico quartiere delle Trìsciole a Gagliano del Capo. Ciardo ricostruisce l'atmosfera del "parlamento" di donne che si riuniva ogni pomeriggio attorno alla moka tra ricette, pettegolezzi e devozione, offrendo una memoria storica ricca di affetto e colori dialettali.
6. Il caffè corretto – Concettina Chiarello
Recensione: Un delicato racconto di riscatto e semplicità popolare che segue la vita della giovane Tora. Dalle scoperte della cucina signorile alle delusioni d'amore, fino al divertente e ingenuo equivoco linguistico al bar sulla parola "corretto", il testo affascina per la genuinità dei sentimenti e dei quadri d'epoca.
7. Gran Caffè Roma – Francesco Greco
Recensione: Un secondo ricamo narrativo di Greco dedicato al profumo di caffè che avvolge la Capitale. Tra aneddoti personali, ricordi da giornalista sportivo legati a icone come Brera e Antognoni, e l'immancabile Caffè Borghetti dello stadio, il racconto vibra di energia cosmica e dinamicità.
8. Piazza Umberto I – Fabrizio Licchetta
Recensione: Una splendida cartolina di vita paesana nella Corsano del 1963. Tra sparatorie ai colombi, professori ed esperti del gioco dello scopone scientifico, il pretesto del sospetto "attentato" a Don Antonio si scioglie, come sempre, davanti al bancone del bar tra aneddoti esilaranti e atmosfere d'altri tempi.
9. Nel fondo – Federica Francesca Ricchiuto
Recensione: Un racconto intenso, magnetico e denso di pathos che sfiora il realismo magico. Attraverso l'arte della caffeomanzia (la lettura dei fondi di caffè), la protagonista scava nelle spire del proprio inconscio e fa emergere un doloroso trauma infantile, trovando nella forza simbolica femminile il riscatto e la propria catarsi.
10. Un caffè di traverso – Cosimo Gabriele Rosafio
Recensione: Un serrato noir drammatico scritto in forma epistolare. La vicenda dell'avvelenamento del tirannico Don Nino attraverso la digitale versata nel caffè svela intrecci di violenze passate, vendette dolorose e drammi familiari, culminando in un finale amaro e di forte impatto emotivo.
11. Il caffè delle emozioni – Isabella Rizzo
Recensione: Una favola moderna surreale e delicata ambientata in una Lecce fredda e piovosa. L'incontro tra l'arido e frenetico Giacomo e la saggia Lucetta mostra come una tazzina di "caffè speciale" possa risvegliare l'animo, insegnando a rallentare per riscoprire la bellezza e le emozioni sopite della vita.
12. Input – Output – Giuseppe Grecuccio
Recensione: Un racconto di spiccata originalità metafiction e tecnologica. Uno scrittore in crisi di ispirazione seduto al bar chiede aiuto all'Intelligenza Artificiale per redigere un racconto sul caffè, finendo per smarrire la barriera tra finzione digitale e realtà salentina circostante.
13. Il caffè della vita (Racconto conclusivo della silloge)
Recensione: Un’ottima chiusura concettuale e sintesi del volume. Il testo riannoda i fili conduttori dell'intera opera, offrendo una riflessione poetica sulla bevanda che scandisce i tempi dell'esistenza salentina: un simbolo di accoglienza, memoria collettiva, radici ed empatia.
Dodici Caffè d’Autore (A cura di Fabrizio Licchetta – ELEUSI APS, 2026)
«Ai caffè bevuti e a quelli che berremo»
"Dodici Caffè d’Autore", curato da Fabrizio Licchetta ed edito da Eleusi APS, è un’opera corale affascinante e sfaccettata che trasforma il rituale quotidiano della tazzina di caffè in una straordinaria lente d'ingrandimento sulla condizione umana e sull'anima del Salento.
Il volume si distingue per una notevole varietà di generi narrative ed espressive: Nostalgia e memorie d'epoca: Le storie legate all'emigrazione, all'infanzia e alla vita di paese recuperano profumi e tradizioni identitarie scritte con grande sensibilità (Coppola, Ciardo, Chiarello).
Noir e sfumature drammatiche: Non manca l'elemento del mistero o della tensione sociale, dove il caffè si fa veicolo di giustizia o rivelazione psicologica (Rosafio, Ricchiuto). Ironia, costume e modernità: Dai ritratti paesani esilaranti ai cortocircuiti con la tecnologia e la vita metropolitana (Licchetta, Greco, De Giuseppe, Grecuccio, Rizzo). Il Salento descritto nell'opera non è una mera cornice folcloristica, ma un vero protagonista vivo fatto di piazze assolate, bar storici (come l'Avio o il Caffè dei Miracoli), chiacchiere da bancone e legami comunitari indissolubili.
In conclusione: Un tomo piacevole, ben strutturato e dal ritmo dosato con cura. Una lettura caldamente consigliata che si gusta con la stessa lentezza e il medesimo piacere riservati a un ottimo caffè alla leccese.
2026-10-01 "2001-2026: un quarto di secolo, tra inutili dietrologie" - 39° Parallelo
- Dettagli
- Articoli 2026
Dobbiamo andare oltre le ricorrenze con le bandiere e i tromboni, cercando di capire gli avvenimenti, il contesto e le conseguenze, ma ciò non toglie che ricordare può essere comunque utile. Ricordo perfettamente dove mi trovavo quel pomeriggio italiano dell’11 settembre 2001. E ricordo cosa pensai appena vidi il secondo aereo schiantarsi contro la Torre Sud del World Trade Center di New York: il nuovo millennio è iniziato male, niente sarà più come prima, l’Occidente inteso come modello culturale sarà sotto attacco per i prossimi decenni. Lo pensarono in tanti, lo pensai anch’io, in autonomia, nel mio piccolo. Era il più clamoroso degli attentati terroristici, quello di una guerra non dichiarata, visto in diretta planetaria, era il primo vero scossone dopo la caduta del muro di Berlino e lo smembramento della vecchia Unione Sovietica.
Scrissi d’impulso un pezzo che qualche giorno dopo quel martedì 11 settembre uscì come editoriale del mensile “Nuove Opinioni”. Il titolo era “Il terrore che non ci deve uccidere” dove cercavo di dare una prospettiva di “pace” pur avendo ben chiaro l’accelerazione che la Storia stava subendo sotto i miei occhi (https://www.alfredodegiuseppe.it/index.php/archivio-2001/470-il-terrore-che-non-ci-deve-uccidere). Era chiaro che il mondo sarebbe entrato in un periodo di turbolenze, perché l’attentato avveniva in concomitanza con l’introduzione dell’Euro (che sarebbe avvenuto pochi mesi dopo), con le guerre sempre più regionali e al contempo globali, e sempre più cruente, vedi Afganistan e Cecenia, Congo e Angola (oltre all’eterna questione palestinese), con il commercio mondiale che stava per cambiare pelle e colore.
Leggi tutto: 2026-10-01 "2001-2026: un quarto di secolo, tra inutili dietrologie" - 39° Parallelo
2026-09-22 "Disertori uniti" - Querce News
- Dettagli
- Querce News - 2026
Se potessi mi arruolerei nell’esercito dei disertori o in quello degli obiettori di coscienza. Qualcuno fa una differenza tra i due eserciti, ma è sottile: i disertori hanno visto le atrocità delle guerre e vogliono scappare, gli obiettori ne sono consapevoli in anticipo. In ogni caso parliamo di un rifiuto certo, netto, categorico dell’uso delle armi, sia a scopo personale che istituzionale.
Ho pensato per anni che l’evoluzione dell’uomo stesse portando ad un mondo pacifico, specialmente dopo la “resa” dell’Unione Sovietica, la fine della logica dei blocchi e della deterrenza basata sugli armamenti. Non era logico aspettarsi un mondo in cui, finito il colonialismo più sfrenato e conclusa la stagione del socialismo reale, si potessero regolare tutte le vicende conflittuali con accordi di tipo economico e pacifico? Evidentemente l’indole guerrafondaia è più forte di quel che appare in superficie, specie se serve per declamare posizioni nazionalistiche e razziste. Oppure la guerra è davvero il motore che muove il progresso scientifico e quindi diventa necessaria per regolamentare la crescita dell’umanità?
2026-09-19 " A Sandro" - FB
- Dettagli
- Articoli 2026
Avevo sei anni quando nel maggio del 1964 segnò il primo gol nella finale contro il Real Madrid. Io vivevo a Tutino, che sembrava ancora una cosa diversa da Tricase (nei primi anni ’60 ogni frazione, quartiere, rione conservavano ancora la conformazione del secondo dopoguerra). C’erano in tutto il borgo tre televisori, di cui uno all’interno della sezione della Democrazia Cristiana, quella sede staccata che rappresentava il dopolavoro e al contempo il controllo politico. Ero lì in prima fila, piccolo piccolo, forse unico ragazzo a seguire quella partita. Non capivo granché, ricordo le strisce bianche del cerchio del centrocampo e cercavo di interpretarne il senso mentre la voce di Niccolò Carosio gracchiava da un televisore che spesso necessitava di forti scossoni maneschi per essere incoraggiato a continuare. Sentii gridare gool, gool di Mazzolino. Molti spettatori della sezione DC urlarono, sentii distintamente qualcuno dire: ma sto ragazzo è proprio forte.
Da quella serata divenni, all’inizio inconsapevolmente, mazzoliano. Poi nel 1966, già tifoso, vidi Sandro Mazzola segnare contro il Vasas di Budapest, sempre all’interno di quella sezione piena di fumo, di puzze di ogni genere e di carte da tressette. L’Inter come al solito faceva catenaccio dentro la propria area, gli ungheresi erano forti. Sandrino recuperò palla, saltò in dribbling quattro o cinque avversari partendo da lontano, poi quando stava per tirare rinvenne un avversario e non tirò subito in porta, danzò con la palla all’interno dell’area piccola per qualche interminabile secondo. Tutti gridavano tira, tira, mentre io mi godevo per intero lo spettacolo, aspettavo il suo gol che dopo l’ennesima finta immancabilmente arrivò, depositando la palla in rete di sinistro. Poi segnò anche un secondo gol quella sera con un delizioso pallonetto da fuori area.
2026-09-02 "Inquinati dalle guerre" - Querce News
- Dettagli
- Querce News - 2026
Quando nel 1986, a Chernobyl un reattore esplose, fondendo il proprio nocciolo nucleare, un incendio disperse nell'atmosfera una nube altamente radioattiva. Dopo un paio di giorni una base svedese, a oltre 1.000 Km di distanza, notò nell’atmosfera dei valori anomali di Iodio e Cesio, analizzò la direzione dei venti e informò la comunità internazionale del probabile incidente in Ucraina (con qualche iniziale diniego dell’allore Unione Sovietica). L’allarme fu alto, la popolazione europea ne uscì convinta della pericolosità delle centrali nucleari, della loro gestione quotidiana.
Leggi tutto: 2026-09-02 "Inquinati dalle guerre" - Querce News
2026-08-29 "La scatola dei sogni" - FB
- Dettagli
- Articoli 2026
La scatola dei sogni
La scatola magica definita televisione, nata come riduzione casalinga del cinema, ammette solo mezze verità e sogni grandiosi. Siano essi sportivi, economici, politici, sempre e soltanto sogni. Le notizie ben modellate e selezionate in modo da non far aumentare il livello intellettivo, pur dando l’impressione di accrescere l’informazione collettiva.
Chi ha tentato di uscire fuori da questo schema molto preciso, universalmente accettato, viene rigettato come corpo estraneo, come portatore di nuove infezioni.
Fu così negli anni ’60 per Enzo Tortora, Dario Fo e Franca Rame, negli anni berlusconiani per Santoro, Biagi e Luttazzi, oltre che per Sabina Guzzanti, ora per Ranucci e la sua squadra. Il messaggio è sempre lo stesso: le inchieste si possono fare ma non devono arrivare al vertice, non devono mettere in discussione il modello vincente, quel modello che tanta felicità procura quando lo si vive come un sogno.
29 agosto 2026
alfredo de giuseppe
2026-08-24 "Una semplice gita al mare" - FB
- Dettagli
- Articoli 2026
Ieri domenica 23 agosto 2026 ho preso la navetta gratuita che da parcheggio Liceo Comi conduce a Tricase Porto. Armato di cappellino, occhiali e costume da bagno ho vissuto l’esperienza micro-turistica che risulta anche divertente (per merito di Fabrizio e Co.). Non voglio dilungarmi su quest’aspetto e quindi riassumo così: servizio eccezionale, ogni trenta minuti puoi salire e scendere, fare il bagno senza l’assillo del parcheggio, risalire in paese senza stress.
Un’esperienza che dovrebbe servire da apripista per una nuova idea di mobilità. E su questa nuova idea sintetizzo qualche spunto di progetto che circola intorno a me da qualche tempo:
- Non servono a Tricase Porto nuovi parcheggi. Non serve deturpare quella macchia verde che la rende unica. Non serve pagare nessuno, né far pagare e neanche far speculare.
- Tricase Porto (e naturalmente Marina Serra) avrebbe bisogno di un collegamento stabile e continuativo con mezzi pubblici tutto l’anno, rendere cioè la nostra marina parte integrante del paese per ragazzi, giovani, anziani (e non solo per i 280 residenti e i 200 diportisti).
- Creare un senso unico per via Marina Serra e un senso unico dal Porto a Tricase centro. Questo porterebbe alla creazione di larghi spazi idonei per pedoni e ciclabili. Si può fare!
- Zona “Donnamaria”, a fianco al Liceo Comi dovrebbe diventare un polmone verde con annesso parcheggio. In accordo (o in disaccordo) con i proprietari eliminare i residui inquinanti delle serre anni ’60, piantare almeno 500 alberi di alto fusto, creare tra gli alberi un grande parcheggio attrezzato;
- Zona “Donnamaria” diventerebbe il posto di partenza e arrivo finale dei collegamenti con il Porto, Serra, Depressa, Lucugnano con fermate zona ospedale, Tutino, Sant’Eufemia, Cappuccini, Caprarica.
- L’auto, sempre più costosa, ingombrante e inquinante, dovrebbe essere quasi interdetta in situazioni complicate come Porto e Serra. Si può fare solo se si comincia ad organizzare un servizio pubblico serio e sostenibile.
- Qualcuno storcerà il naso rispetto alla sostenibilità economica di un tale progetto ma i conti bisogna farli in modo omnicomprensivo e circolare: quanto spendiamo di parcheggio? Quanto in benzina? Quanto in stress? Quanti incidenti? Quanti alberi tagliamo? Quanto poco ci godiamo la bellezza?
- Se non si inizia un percorso non si arriva mai. Ricordo ai nostri amministratori, tecnici e (soprattutto) cittadini una massima di Platone: “L'inizio è la parte più importante del lavoro”.
24 agosto 2026
Alfredo De Giuseppe